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Per superare le paure, lo scetticismo e anche la scarsità di informazione che gravitano intorno alla fecondazione assistita è necessario un approccio olistico. Un approccio che tenga conto della persona nella sua totalità: dall’alimentazione, alla sfera psicologica e sessuale. Da uno studio condotta dalla clinica Eugin, (uno dei maggiori gruppi privati che si occupano di fecondazione assistita in Europa) effettuato su oltre 2mila pazienti residenti in Spagna, Italia, Danimarca, Brasile e Colombia e firmato da 18 esperti, è emerso che tra le prime tematiche d’interesse espresse dai pazienti non ci sono solo i rischi a lungo termine correlati a questa terapia o le cause ereditarie e genetiche, ma piuttosto contano i fattori psicologici e le abitudini che prevengono l’infertilità. Mentre al secondo posto sono risultati gli collaterali dei trattamenti per effettuare la Pma.

Questo studio è stata anche l’occasione per fare luce sui principali miti da sfatare e false credenze sulla fecondazione assistita.

LA VITA SESSUALE NON CAMBIA
Le coppie che scoprono di non riuscire a concepire naturalmente o che stanno affrontando un percorso di procreazione medicalmente assistita subiscono molto spesso un deterioramento della vita sessuale, che viene vissuta tenendo conto esclusivamente dei giorni fertili della donna e con il solo obiettivo di procreare. «La frequenza dell’attività sessuale può diventare ossessiva, con rapporti quotidiani e ripetuti più volte nello stesso giorno, ma solo nel periodo fertile. Così, ciò che prima era piacere, adesso diventa uno “strumento” per raggiungere lo scopo del concepimento e si associa ad una serie di vissuti negativi, incrementati dai ripetuti fallimenti. La necessità di programmare la vita sessuale annulla la spontaneità, lo spazio dell’intimità e del gioco», spiega Prof. Mario Mignini Renzini, Referente medico per gli aspetti clinici dei Centri Clinica Eugin in Italia. «Consiglio alle coppie di affrontare insieme un percorso con uno psicologo e con un sessuologo e di provare a spostare l’attenzione dalle difficoltà di concepimento al rapporto di coppia nella sua interezza».

I TRATTAMENTI DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA SONO STANDARD
I trattamenti di procreazione medicalmente assistita prevedono passaggi e procedimenti che necessitano di essere svolti secondo procedure standard, ma è sbagliato credere che i trattamenti non differiscano in base alla paziente e alle informazioni che il medico specializzato raccoglie su di lei e sulla sua storia clinica. «Avere un’anamnesi completa della paziente permette di valutare quali trattamenti possono essere adatti e quali invece rischiano di creare problemi, a volte anche gravi, come ad esempio la sindrome da iperstimolazione ovarica», afferma il Prof. Mignini Renzini.

L’ALIMENTAZIONE E LO STILE DI VITA NON CONTANO
Si parla ancora troppo poco di quanto una corretta alimentazione e uno stile di vita sano possano contribuire positivamente alla preservazione della fertilità. «La medicina della riproduzione ha dimostrato da tempo quanto lo stile di vita sia un fattore determinante per la preservazione della fertilità, per ottenere risultati positivi nella riproduzione assistita e per evitare rischi relativi alla salute del futuro bambino»,  spiega il Prof. Antonio La Marca, Coordinatore Clinico della Clinica Eugin di Modena. Per esempio, studi svolti su donne in gravidanza che consumano da tempo importanti quantità di Omega-3, dimostrano la loro predisposizione a prolungare la vita fertile e migliorare la qualità ovarica.

I BAMBINI NATI DA PMA SONO PIÙ CAGIONEVOLI

È stato ipotizzato che la procreazione medicalmente assistita possa influenzare negativamente la salute del bambino. In realtà, lo stato di salute perinatale dei bambini nati da trattamenti di Pma non differisce da quello riscontrato nei bambini nati con concepimento spontaneo. I possibili problemi di salute del bambino, nato da procreazione medicalmente assistita, dipendono da fattori non strettamente legati ai trattamenti. «Nell’ambito dei trattamenti di fecondazione assistita le possibilità di successo sono quasi sempre maggiori con il trasferimento di più di un embrione. Noi medici siamo però a conoscenza dei rischi e presso la nostra clinica ci impegniamo a trasferire quasi sempre un singolo embrione in ciascun ciclo, per preservare la salute sia della madre che del neonato», dice il Prof. Antonio La Marca.

LA PROCREAZIONE ASSISTITA PUÒ SEMPRE RISOLVERE I PROBLEMI DI INFERTILITÀ
Allo studio condotto da Eugin hanno partecipato 170 pazienti italiani, che tra le tematiche d’interesse legate alla fecondazione assistita hanno indicato al quarto posto la qualità e la quantità degli ovociti. Questo dato riflette la problematica italiana di posticipare troppo a lungo il progetto di famiglia, senza tenere in considerazione che dopo i 35 anni la fertilità della donna declina rapidamente e che dopo i 43 anni è difficile avere un bambino anche con la fecondazione assistita.  L’Italia ha registrato negli ultimi 10 anni ben 130.000 nuovi nati in meno.

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