Philip Herbert
Soldato greco
Gentleman edwardiano
Punk a un festival londinese
New York City Nightclub
Jean-Paul Gaultier
Jean-Paul Gaultier
”Men in Skirts” al Victoria & Albert Museum
Jaden Smith in Louis Vuitton
Vivienne Westwood
Yohji Yamamoto
Maison Margiela
Billy Porter
Ezra Miller
Craig Green
Odell Beckham Jr.
Burberry
Thom Browne
Dan Levy in Thom Browne
Harry Styles
Marc Jacobs
Louis Vuitton
Louis Vuitton
Mark Bryan in Tommy Vowles
Yungblud
Damiano David

L’abbigliamento, così come ogni luogo più o meno grande che abitiamo, può farci sentire ingabbiati o, al contrario, rappresentare un potente strumento per sentirsi liberi. Fisicamente e non solo. È questa una delle principali ragioni per cui, negli ultimi anni, fashion designer e celebrità hanno riscoperto le gonne da uomo, liberando il guardaroba maschile da dettami ormai obsoleti e assottigliando ulteriormente il confine – forse, da superare in toto – tra generi nella moda.
Un confine che in passato, di fatto, neanche esisteva. C’è stato un tempo, secoli fa, in cui tutti gli indumenti erano perlopiù unisex: a partire dalle pelli animali che uomini e donne indossavano per affrontare il freddo e le intemperie, agli albori del vero e proprio stile. I primi vestiti infatti, dalle toghe romane agli abiti egizi, sebbene presentassero alcune differenze, erano molto simili tra uomo e donna. E, in comune, avevano proprio la gonna.

Ma non solo, perché le gonne sono state a lungo un vero e proprio status symbol di virilità, che consentivano una notevole agilità nei combattimenti da parte dei soldati all’apice dell’Impero Romano, come ha mostrato Andrew Bolton in occasione della mostra Braveheart: Men In Skirts al Metropolitan Museum of Art nel 2003. Sino ad arrivare al Medioevo, durante il quale la maggior parte della popolazione europea – nelle zone con un clima moderato – preferiva indumenti simili a quelli che conosciamo oggi, indossati da entrambi i sessi e più decorativi nel guardaroba femminile.
Col tempo, i vestiti delle donne aumentarono in lunghezza, mentre gli abiti indossati dagli uomini si accorciarono, lasciando più spazio ai pantaloni e ai collant e «relegando» lentamente le gonne ai codici dell’abbigliamento femminile, per passare a completi con pantaloni, camicie e cravatte. Verso la metà del 900 quindi, le gonne maschili sono completamente scomparse, per poi tornare brevemente negli anni 60 quando le nuove generazioni iniziarono a mettere in discussione le differenze sartoriali e di genere, riscoprendo capi tradizionali e prettamente maschili come il kilt e reinterpretando nuovamente la gonna. Una rivisitazione che, ancora oggi, ha tutto il sapore di un ritorno al passato, portato avanti in passerella e da icone di stile contemporanee come Harry Styles, Dan Levy e, ovviamente, Marc Jacobs. Passando per il nostrano Damiano David, frontman dei Måneskin.


E no, le gonne non sono unicamente fuori dalle righe, eccentriche e da fashion statement: possono essere capi basici e incredibilmente sobri, come quelle di Thom Browne e Rick Owens, probabilmente ispirati dalle proposte iconiche degli anni 90 firmate Raf Simons, Jean-Paul Gaultier e Yohij Yamamoto.
Per questa Primavera/Estate (ma anche il prossimo Autunno/Inverno) vedete la gonna da uomo non tanto come l’emblema dell’audacia per inaugurare una nuova frontiera della moda, ma piuttosto come l’anello mancante tra più confortevoli shorts da basket e dei pantaloni oversize casual-chic. Una declinazione estremamente versatile – nonostante l’osannata opulenza di Harry Styles in copertina di Vogue US – che continueremo a vedere anche durante la stagione Autunno/Inverno, come anticipato da Ludovic de Saint Sernin e Burberry: «Voglio celebrare la libertà di espressione» ha dichiarato Riccardo Tisci dopo aver presentato la sua collezione menswear, che comprendeva delle gonne a pieghe «Amo l’idea degli uomini con la gonna, la trovo molto liberatoria».

Forse ciò che più sorprende dell’ascesa della gonna da uomo è, oltre all’ennesima conferma di quanto la moda sia e debba essere uno strumento di espressione universale e senza limiti, quanto le priorità del nostro tempo possano spingere al cambiamento in più direzioni contemporaneamente. Un’indicazione importante del fatto che, più che operare intorno o contro una serie di regole che insistono sull’esistenza di uno status quo, i vestiti sono sempre più a servizio delle nostre esigenze, a partire dal comfort. Un bisogno pratico, certo, ma che sul lungo termine rende più confortevole anche lo spazio – non fisico – in cui ogni individuo possa sentirsi a proprio agio con qualsiasi capo d’abbigliamento.
Nella gallery, un piccolo excursus storico sulle gonne da uomo, sul catwalk e non.

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