Giorgio Armani, Miuccia Prada e Donatella Versace tra i primi a scendere in campo per l’emergenza Coronavirus in Italia

Era il penultimo giorno della Fashion Week milanese. Il giorno in cui Giorgio Armani ha scelto di non far sfilare la sua collezione autunno-inverno 2020-21. Quella mattina ci siamo inoltrati su whatsapp la notizia data dal Corriere della Sera. Noi che da lì a poco avremmo iniziato un altro giorno di sfilate.
Lo spettro del Coronavirus era sopra le teste di tutti dal primo giorno. Lo intuivi negli sguardi attenti alle vicinanze, nelle chiacchiere veloci e distratte fuori dai fashion show. Eravamo tutti in equilibrio e poi Re Giorgio ha rotto quel silenzio. In quel momento, ne sono convinto, è cambiato per sempre il mondo della moda per come lo conoscevamo tutti. A dare uno stop era proprio lo stilista che più di tutti rappresenta il Made in Italy nel mondo. Un segnale fortissimo, inaspettato.
Quella domenica era spettrale, silenziosa. E innervosita. Era scandita dai comunicati di annullamento delle altre maison e i messaggi degli eventi cancellati. Siamo tornati in fretta tutti alle nostre case, al sicuro. Era l’inizio. Milano ha continuato a lavorare per ancora una settimana e poi tutto si è fermato, gradualmente. Fino al silenzio che conosciamo così bene oggi.

Milano non si ferma. Forse sì

C’è chi ha provato a dare uno spunto di incoraggiamento con claim come Milano non si ferma. Eppure era il momento di fermarsi, eccome se lo era. Come ogni macchina in panne, chi è alla guida studia la situazione. Pensa a una soluzione, attua una strategia e si rimette in moto come può. Lentamente. Di inedito, in questo scenario, c’è che il percorso non si vede, nessuno lo ha battuto prima. Nemmeno i tanto lontani – eppure così vicini – cinesi.
In quindici giorni il fashion sysyem mondiale si è messo all’opera per non soccombere. Per combattere questo assassino invisibile, per cercare di dare un segnale di supporto a chi si sente perso. Perché un sistema che si blocca totalmente è scoraggiante per chi ne fa parte e per chi resta a guardare.

Giorgio Armani e la dedica a Milano

Sono stati raccolti (e ancora si raccolgono) fondi per aiutare il sistema sanitario e i vari ospedali. Inizialmente destinati alla Lombardia (la regione maggiormente colpita dal Coronavirus) e poi per l’Italia intera. Giorgio Armani, ancora una volta, è intervenuto per primo donando 1 milione e 250 mila euro agli ospedali Luigi Sacco, San Raffaele e Istituto dei Tumori di Milano, allo Spallanzani di Roma e a supporto dell’attività della Protezione Civile per l’emergenza Coronavirus.
Al Corriere della Sera lo stesso Armani ha dichiarato “Io Milano continuo a sceglierla perché anche quando trema non si lascia travolgere. Perché pensa al domani vivendo l’oggi senza fermarsi”.

Chiara Ferragni e l’appello su Instagram

Poi sono entrati in campo Chiara Ferragni e il compagno Fedez. Le star dei social network hanno usato il loro seguito per raccogliere fondi e costruire un nuovo reparto di terapia intensiva presso l’ospedale San Raffaele. In pochi giorni, partendo da una donazione di 100 mila euro da parte della coppia, sono stati raccolti 4,4 milioni di euro da oltre 200 mila persone.

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Le altre donazioni e le produzioni riconvertite

Etro ha contribuito offrendo una donazione all’Asst Fatebenefratelli Sacco per aiutare la ricerca del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano. Dolce&Gabbana, che la stessa domenica della Fashion Week ha scelto di sfilare, ha donato alla Humanitas University, finanziando uno studio mirato a «chiarire le risposte del sistema immunitario al Coronavirus».

Donatella Versace, Chief Creative Officer di Versace, e sua figlia, Allegra Versace Beck, hanno donato 200.000 euro al dipartimento di terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano in supporto alla lotta contro il Coronavirus.

Con la donazione fatta da Bulgari al Dipartimento di Ricerca dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma, è stata effettuata la consegna di nuovo microscopio 3D. Il nuovo sistema microscopico è in grado di fornire l’acquisizione di immagini all’avanguardia. Uno strumento fondamentale per la ricerca che porterà alla prevenzione e al trattamento del virus. Il microscopio verrà inserito in modo permanente nei laboratori di ricerca.

Notizia di oggi, la maison ha deciso di produrre insieme al suo storico partner di fragranze, ICR (Industrie Cosmetiche Riunite, Lodi), diverse centinaia di migliaia di flaconi di gel disinfettante per le mani da fornire in via prioritaria a tutte le strutture mediche attraverso il coordinamento del Governo Italiano. La produzione prevede 6000 pezzi al giorno fino ad arrivare ad un totale di 200.000 pezzi in circa due mesi.

Il presidente di Calzedonia Group Sandro Veronesi ha annunciato la chiusura di tutti i negozi in Lombardia e nelle 14 province isolate dal decreto. In un secondo momento ha messo a disposizione impianti e risorse dell’azienda riconvertendo alcuni dei propri stabilimenti alla produzione di mascherine e camici.

Edizione Srl, holding della famiglia Benetton, ha deciso di donare 3 milioni di euro. Serviranno a sostenere i progetti e le necessità urgenti di quattro Istituti ospedalieri, quale contributo concreto all’emergenza COVID-19 in Italia. La donazione riguarda gli ospedali Ca’ Foncello di Treviso, Luigi Saccodi Milano, Lazzaro Spallanzani e policlinico Agostino Gemellidi Roma.

Prada scende in campo e riconverte la produzione in sostegno della regione Toscana. Consegnerà 80.000 camici e 110.000 mascherine al personale sanitario. Un piano di consegne giornaliere fino al 6 aprile. Gli articoli sono prodotti internamente presso l’unico stabilimento del Gruppo operativo in questo momento di emergenza.

Anche Gucci, di proprietà del gruppo francese del lusso Kering, dona il suo supporto alla regione Toscana. La maison realizzerà oltre un milione di maschere e 55.000 tute mediche. Altre maison francesi, Balenciaga e Yves Saint Laurent, sempre appartenenti allo stesso gruppo, stanno iniziando a produrre mascherine nelle loro fabbriche francesi.

Si arriverà a realizzare 3 milioni di pezzi per aiutare gli ospedali francesi. L’iniziativa segue quella di LVMH. Sabato ha annunciato il suo impegno a donare agli ospedali francesi 40 milioni di maschere chirurgiche.

Il Gruppo H&M si organizza a livello mondiale e per aiutare a contrastare la diffusione della pandemia COVID-19, sta riorganizzando la sua catena di fornitura per produrre dispositivi di protezione individuale da fornire agli ospedali e agli operatori sanitari. Per consegnare il materiale il prima possibile, il Gruppo H&M, utilizzerà l’intera catena di approvvigionamento, comprese le fasi di acquisto e logistica. I team della filiera produttiva di tutto il mondo stanno collaborando per supportare i Paesi e le comunità dell’intero pianeta.

LVMH si è impegnato a produrre in grande quantità il gel idroalcolico per gli ospedali. Per farlo il gruppo ha attivato tre delle fabbriche francesi, solitamente dedicate alla produzione di cosmetici per Dior, Guerlain e Givenchy. Lo stesso esempio è stato subito seguito da L’Oréal e Coty, brand della bellezza convertiti alla realizzazione di disinfettanti per le mani.

Mayhoola risponde all’emergenza italiana Coronavirus. Infatti il fondo del Qatar che possiede le maison Valentino, Balmain e Pal Zileri, supporterà due diversi progetti, donando un milione di euro ciascuno per migliorare il repardo di terapia intensiva dell’ospedale Sacco di Milano.

Mario ed Enrico Moretti Polegato, presidenti di Geox Spa e di Diadora, hanno donato un milione di euro alla Regione Veneto per contribuire alla gestione dell’emergenza sanitaria.  Il Gruppo Richemont che possiede i marchi Cartier, Van Cleef & Arpels et Chloé ha predisposto 1,2 millioni di euro per la lotta contro la pandemia.

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