Il party BePositive a Pitti Uomo
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Il party BePositive a Pitti Uomo
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Quando hanno dovuto scegliere un nome per il loro progetto musicale, hanno adottato una parola che nella loro lingua d’origine contenesse tutta la forza del loro sogno. Bowland in farsi infatti significa «alto» e «forte» perché quando Leila «Lei Low» Mostofi, Pejman Fani e Saeed Aman hanno deciso di scommettere sulla musica non volevano solo provarci ma riuscirci. Fiorentini di adozione ma iraniani di nascita, i Bowland hanno animato uno degli eventi del ricco cartellone della 97esima edizione di Pitti: per presentare per la prima volta di fronte a un pubblico il loro ultimo singolo Kemet uscito a novembre del 2019, la band ha infatti scelto il party organizzato per i 25 anni di BePositive.

Un’amicizia, quella tra il gruppo rivelazione di X Factor 2018 e il brand, nata in virtù del messaggio positivo insito nella filosofia nel marchio di sneaker nato nel 1995. E nella voglia di credere in un mondo migliore, un sentimento che muove questi artisti nati e cresciuti a Teheran con la voglia di scalare le classifiche non solo italiane ma anche quelle straniere.

Che cosa significa per voi «pensare positivo»?
«Porsi degli obiettivi e cercare di raggiungerli. Del resto, per fare questo abbiamo stravolto la nostra vita: siamo arrivati in Italia per studiare (Pejman e Saeed sono architetti e Leila illustratrice ndr) e ora siamo musicisti. Tutto è cominciato come un divertimento ma ora siamo all’inizio di un percorso che ci auguriamo internazionale. Facciamo tutto in modo molto naturale cercando di vivere il presente nel migliore dei modi. Lasciamo al nostro sound il compito di descrivere le nostre emozioni».

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Rispetto alle notizie che leggiamo ogni giorno, molte delle quali provenienti dal vostro paese, l’Iran, come si fa a coltivare questo messaggio di positività?
«Noi vogliamo un mondo immerso in pace, gioia e amore e siamo anche convinti che se le persone lo volessero, potrebbe essere un obiettivo raggiungibile. Rispetto a quello che leggiamo pensiamo anche che non si deve credere a tutto ciò che viene scritto…».

Aiutateci a capire. Cosa non riesce a cogliere davvero la stampa di ciò che accade nel vostro paese?
«Purtroppo il problema è che la stampa in generale, per poter fare numeri, si focalizza solo su piccoli segmenti della realtà. Lì la gente ha delle vite normali, con alti e bassi. È un posto in cui ci si può innamorare e essere felici».

Ma quello che accade non vi preoccupa?
«Certo! Non ci abbiamo dormito stanotte (ieri, ndr), siamo preoccupatissimi, ma vogliamo anche dire che non bisogna credere a tutto ciò che si dice. Anzi, ci permetteremmo di dire che il 70% di quello che si legge non è vero… La tensione a Teheran è sempre alta e se ci nasci alla fine ti ci abitui. Ad esempio, molti non sanno che c’è una scena molto viva, un mondo nascosto fatto di feste nelle case di rave nel deserto. “Underground” nel vero senso della parola. È il contesto in cui siamo cresciuti noi e in cui vivono le nostre famiglie e i nostri amici: loro ci rassicurano quando li sentiamo».

I Bowland con il patron di BePositive al Pitti
I Bowland con il patron di BePositive Fabrizio Ferraro a Pitti.

Torniamo alla vostra musica. Di che cosa parla il vostro ultimo pezzo Kemet?
«Parla di libertà. Del fatto che nessuno può dirti cosa devi o non devi fare. Parla del carattere di una persona ribelle che non si sottomette alle volontà ingiustificate degli altri».

Ha un significato politico?
«No. Non con la nostra musica non facciamo politica ma alla fine tutto può essere politico e il vero significato potrebbe essere nascosto tra le righe…».

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Cosa c’è nel vostro futuro?
«Stiamo ultimando il nostro secondo disco che vorremmo portare all’estero. Quello che ci interessa è presentare il nostro modo di fare musica, il nostro stile».

A proposito di questo, pensate di buttarvi anche nella moda vista l’amicizia con BePositive, magari con una capsule collection?
«Noi pensiamo che l’identità di un artista non passi solo dalla sua musica ma da un’insieme di fattori in cui l’immagine e il modo di vestire rappresentano una componente molto importante. Per quanto riguarda eventuali collaborazioni, chi può dirlo? Come si dice in questo casi mai dire mai!».

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