Chi guarda cosa? L’opera di Stefano Ogliari Badessi all’Isola della Certosa di Venezia
Chi guarda cosa? L’opera di Stefano Ogliari Badessi all’Isola della Certosa di Venezia
Chi guarda cosa? L’opera di Stefano Ogliari Badessi all’Isola della Certosa di Venezia
Chi guarda cosa? L’opera di Stefano Ogliari Badessi all’Isola della Certosa di Venezia
Chi guarda cosa? L’opera di Stefano Ogliari Badessi all’Isola della Certosa di Venezia
Chi guarda cosa? L’opera di Stefano Ogliari Badessi all’Isola della Certosa di Venezia
Chi guarda cosa? L’opera di Stefano Ogliari Badessi all’Isola della Certosa di Venezia
Chi guarda cosa? L’opera di Stefano Ogliari Badessi all’Isola della Certosa di Venezia

Due occhi fluttuanti che guardano il cielo, composti da barche e realizzati con frammenti di legno, tubi e plastica colorata per dare l’impressione di due iridi che scrutano l’orizzonte con sguardo attento. Li ha realizzati Stefano Ogliari Badessi, in arte S.O.B., artista nomade che per le sue installazioni trae ispirazione dalla natura e dai sogni. Non ha fatto tutto da solo però. La scultura è infatti il risultato di un workshop che, dal 14 al 16 maggio, ha coinvolto, nella sua fase finale, nove giovanissimi spingendoli ad interrogarsi sul rapporto indissolubile che esiste tra l’acqua e la città di Venezia. Un’esperienza unica, pensata per coinvolgere e avvicinare gli studenti al mondo dell’arte, particolarmente importante in un momento in cui, con le scuole chiuse, il senso di isolamento è stato vissuto dai ragazzi in modo più intenso.

Stefano Ogliari Badessi, a destra, e uno dei ragazzi parte del workshop lavorano all’opera ‘Chi guarda cosa?’. Foto Matteo DeFina.

Con la deposizione in acqua dell’opera Chi guarda cosa? si conclude Superamenti, pratiche artistiche per un nuovo presente iniziativa creata dalla Collezione Peggy Guggenheim in collaborazione con Swatch Art Piece Hotel. Voluta da Nick Hayek, presidente del gruppo Swatch,  la struttura è stata progettata nel 2011 per permettere a creativi di varie discipline (arti visive, danza, musica, scrittura, fotografia e video, ma non solo) di poter vivere e lavorare per alcuni mesi in totale libertà, in spazi creati apposta per loro. Un vero e proprio laboratorio creativo oltre che una community che considera sperimentazione e libertà come i propri pilastri portanti. Situato a Shanghai, l’hotel ha ospitato fino ad ora più di 400 artisti provenienti da 50 paesi diversi e simboleggia il legame che da più di trent’anni unisce il brand svizzero al mondo dell’arte.

«La struttura ci consente di ospitare fino a 18 artisti contemporaneamente. A seconda della disciplina di appartenenza ognuno ha a disposizione uno spazio su misura, tanto che sono state persino realizzate delle sale prova appositamente per i ballerini» racconta Carlo Giordanetti, CEO di Swatch Art Piece Hotel, che prosegue «noi non prevediamo date rigide per l’esperienza dei nostri ospiti, tutto dipende dalla durata individuale di ogni progetto, che può durare giorni come mesi. Lo spazio che abbiamo creato, inoltre, è l’occasione ideale per incontrarsi e collaborare. Se il progetto che nasce è interessante, poi, il gruppo lo sostiene anche in seguito, ad esempio in occasione di eventi come la Biennale d’Arte. In cambio dell’ospitalità, l’unica cosa che chiediamo agli artisti è di lasciarci una loro traccia, che poi esponiamo nella grande galleria annessa all’albergo. L’ammissione è approvata da una commissione di esperti ma non prevede limiti di età, nazionalità, discipline e tempo, così è tutto molto trasversale». Nella speciale struttura ha vissuto e lavorato proprio Stefano Ogliari Badessi, artista che ha condotto il laboratorio conclusivo di Superamenti.

Da sinistra, Karole Vail, direttrice del museo Guggenheim di Venezia, l’artista S.O.B. e Carlo Giordanetti, CEO di Swatch Art Piece Hotel. Foto Matteo DeFina.

Prosegue Giordanetti «l’incontro con Stefano nel suo pallone dorato fra le mura della nostra residenza d’artista a Shanghai è stato il primo episodio di un percorso lungo il quale Swatch, in piena sintonia con i valori creativi di S.O.B., lo ha accompagnato sempre in luoghi magici. Dalla terrazza dell’hotel Excelsior al Lido di Venezia durante la Biennale Arte 2015, alle vette ghiacciate di Verbier, al tetto della sede milanese dell’azienda, a un box trasparente in piena via Montenapoleone a Milano: sempre un nuovo sogno, una nuova esperienza, un nuovo emozionante gioco in cui Swatch e S.O.B. hanno coinvolto il pubblico. Oggi questo viaggio si arricchisce di una magica tappa che attira i giovani sull’isola della Certosa, grazie alla collaborazione con la meravigliosa ed emozionante Collezione Peggy Guggenheim. Siamo eccitati, felici, curiosi di aprire nuovi occhi!».

Così le due pupille che dalla laguna guardano il cielo sono il risultato di un’iniziativa che è stata capace di suscitare curiosità e inclusione, permettendo allo stesso tempo ai partecipanti di divertirsi in tempi non facili. Grande attenzione anche anche per un tema molto caro alla Gen Z, la sostenibilità: non solo, infatti, l’opera è stata realizzata con materiali di recupero ma è stata anche trainata in acqua da imbarcazioni dotate di un motore elettrico molto silenzioso, che non emette sostanze inquinanti. Perché gli occhi? Per alcune civiltà antiche simboleggiano il divino: per questo motivo, con il suo laboratorio S.O.B. ha voluto far riaffiorare l’anima di Venezia per poi permetterle simbolicamente di galleggiare tra le sue acque.

Nella gallery in apertura tutte le immagini dell’evento.

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