Making The Cut, la seconda stagione
Making The Cut, la seconda stagione
Making The Cut, la seconda stagione
Making The Cut, la seconda stagione
Making The Cut, la seconda stagione
Making The Cut, la seconda stagione
Making The Cut, la seconda stagione
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Making The Cut, la seconda stagione
Making The Cut, la seconda stagione
Making The Cut, la seconda stagione
Making The Cut, la seconda stagione
Making The Cut, la seconda stagione

Dopo il successo della prima stagione, su Amazon Prime è tornato finalmente Making the Cut: lo show, dedicato a nuovi talenti del fashion design, è andato in onda con il primo episodio della seconda edizione venerdì 16 luglio sullo sfondo di una nuova città, Los Angeles. «Sono felice di essere nella mia città, Los Angeles, con un gruppo di stilisti e giudici davvero talentuosi, per questa seconda stagione» ha dichiarato Heidi Klum, ancora una volta presentatrice ed executive producer «Lo scorso anno ha imposto al mondo tante nuove sfide, e sono grata di aver potuto continuare le riprese in sicurezza, proseguendo con Tim nel nostro viaggio alla ricerca del prossimo grande marchio di moda di livello internazionale». Ad affiancarla infatti, troviamo come sempre Tim Gunn, ma anche una giuria d’eccezione composta da alcuni ospiti a sorpresa, il Direttore Creativo di Moschino Jeremy Scott e la supermodel Winnie Harlow.

La competizione si svilupperà in otto episodi e riunisce un gruppo di 10 designer e imprenditori visionari provenienti da cinque diversi Paesi, che si sfideranno per quattro settimane sino alla sfilata finale del 6 agosto 2021. Come per la prima stagione, il vincitore si aggiudicherà il premio di 1 milione di dollari da investire nel proprio business, nonché l’opportunità di vendere una collezione sullo store di Amazon Fashion e avere, inoltre, il supporto di una mentorship offerta dal colosso americano. In occasione della seconda stagione di Making the Cut, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con uno dei nuovi giudici, Winnie Harlow: la modella infatti, diventata nota nel 2014 dopo aver partecipato a sua volta a un talent show – America’s Next Top Model – è uno dei volti più noti delle passerelle internazionali e delle campagne pubblicitarie. Ma anche, e soprattutto, una portavoce e paladina della diversità, grazie alla rottura degli standard estetici rappresentati dall’accettazione del suo disturbo autoimmune alla pelle, la vitiligine.

Avendo partecipato in passato a un talent show che ha contribuito al suo successo, come si sente dall’altra parte, questa volta, come giudice?
«Questi designer si sono allontanati dalle loro famiglie, amici e aziende per unirsi a Making the Cut, quindi la cosa migliore che potessi fare come giudice era dare loro il mio feedback onesto: ovviamente, nella speranza che potessero usarlo per sfidare sé stessi e crescere nell’industria moda».

Con il suo splendido esempio ha aperto la strada a narrazioni che necessitano di essere ampliate nel fashion system e non solo: come descriverebbe i suoi primi passi in questo mondo?
«I miei primi passi nel settore sono stati molto impegnativi e ho ricevuto tanti molti no e rifiuti, il che fa parte del lavoro in un settore così competitivo. Allo stesso tempo, ho avuto alcuni sostenitori che hanno davvero creduto in me, come ad esempio Nick Knight, che considero il mio “padrino” della moda. La cosa più importante è che ho sempre creduto in me stessa, ho lavorato sodo e sono riuscita a trasformare quei no in sì!».

In termini di autostima e forza di volontà, la tua carriera insegna moltissimo: da modelli o creativi nel mondo fashion, come pensa che si possa «allenare» questo atteggiamento?
«Lavoro su me stessa ogni giorno, e ci sono giorni buoni e giorni cattivi. Ma ho deciso che per me è importante rimanere fedele a quello che sono, e sapere che devi amare te stessa prima che chiunque altro possa amarti. Questo vale per i tuoi design, se sei un designer, ma anche per qualunque cosa tu faccia nella vita: devi amarlo tu prima di aspettarti che qualcun altro lo ami, lo compri, lo indossi» .

Durante la sua carriera si è già avvicinata al fashion design con collaborazioni, come quella con Steve Madden: che rapporto ha con questa parte creativa di sé?
«Amo tantissimo essere creativa, e mi piacerebbe coltivare di più questa parte di me per vedere dove mi porta. In questa stagione di Making the Cut, i designer hanno l’opportunità di collaborare tra loro e con un marchio noto, quindi mi è piaciuto molto vedere i designer esercitare i loro “muscoli creativi” anche in questo settore».

In Making the Cut ha avuto l’opportunità di indirizzare nuovi talenti verso una carriera ancora più di successo: che consiglio darebbe, in generale, ai giovani designer che vorrebbero far conoscere le loro creazioni al mondo?
«Assicurati che le tue creazioni abbiano passione. L’ho detto anche durante le puntate di Making the Cut: un capo non doveva essere necessariamente qualcosa che volevo indossare, ma ciò che veniva creato doveva avere passione e un punto di vista, emergere e guadagnare attenzione».

Cosa la colpisce, solitamente, delle creazioni di un designer emergente? Quali caratteristiche dovrebbe avere, secondo lei, per emergere nella moda contemporanea?
«Penso che chi lo indossa dovrebbe sentirsi come Beyoncé. Inoltre, penso sia fondamentale vedere la personalità del designer in ciò che crea. In Making the Cut, ho iniziato a riconoscere i design e i look che stavano scendendo in passerella, il che mi ha mostrato che gli stilisti sapevano chi erano e cosa volevano dire nelle loro creazioni».

Come pensa che i giovani designer possano sfruttare positivamente la situazione globale che ci ha visti tutti«rallentare»?
«I giovani designer sono pieni di creatività, quindi spero che il rallentamento abbia permesso e permetta alla loro creatività di fluire, magari in modalità che loro stessi non si aspettavano».

Cosa l’ha sorpresa di più nell’essere parte dello show, dal punto di vista«interno» come giudice, e dal punto di vista«esterno» di protagonista dell’industria moda?
«Sapevo che avremmo dovuto lavorare sodo durante le riprese, ma non mi rendevo conto di quanto mi sarei divertita con Heidi, Jeremy e Tim. Abbiamo dovuto prendere anche alcune decisioni davvero difficili per scegliere i look da far vincere durante ogni episodio, dove siamo rimasti fino alle prime ore del mattino a discutere e riflettere su chi meritava di andare avanti quella settimana. Essere sicuri di scegliere il look giusto era importante per tutti noi, data l’opportunità in gioco per il vincitore. Sono rimasta davvero colpito da alcune delle creazioni degli stilisti, visti i limiti di tempo che avevano, tanto che ci sono state anche alcune volte in cui ho amato ciò che è sceso in passerella e ho voluto portare il look a casa con me quella sera!».

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